Magnum P.I.

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Recensione Magnum P.I.: il ritorno dell'investigatore è privo di carisma e divertimento

La recensione di Magnum P.I.: ecco le nostre impressioni sui primi episodi della serie con protagonista Jay Hernandez.

Magnum P.I. poteva contare sul carisma e sulla simpatia di Tom Selleck e John Hillerman per conquistare il pubblico televisivo degli anni '80, ma il nuovo reboot della serie commissionato dalla CBS, un po' come accaduto con il progetto quasi analogo di MacGyver, si limita a proporre un procedural in grado di inserirsi all'interno del palinsesto del network con molta facilità, inserendo inoltre dei legami utili a potenziali crossover.
Le premesse alla base della storia dei protagonisti rimangono molto fedeli all'originale e Jay Hernandez, alle prese con un confronto piuttosto complicato, cerca di dare il meglio nei primi episodi, non riuscendo però a evitare i paragoni a proprio sfavore.
Al centro della trama c'è Thomas Magnum, un ex Marine che ora vive nella tenuta chiamata Robin's Nest nelle isole Hawaii, di proprietà di Robin Masters. Il militare lavora come responsabile della sicurezza e investigatore privato, venendo aiutato dai suoi amici e colleghi TC Calvin (Stephen Hill) e Rick Wright (Zachary Knighton), con cui aveva trascorso del tempo in Afghanistan. Nel suo lavoro Magnum deve inoltre fare i conti con Higgins (Perdita Weeks), un'altra dipendente di Masters, con cui spesso si trova in disaccordo, soprattutto per quanto riguarda l'utilizzo delle costose vetture a sua disposizione.

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Un esordio incerto non privo di stereotipi

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Il pilot, diretto dall'esperto regista Justin Lin, si apre con una sequenza ad altissima quota che dovrebbe gettare le basi per i contenuti adrenalinici dello show, ottenendo invece dei risultati poco brillanti a causa di effetti speciali poco curati e un montaggio approssimativo. La puntata, tuttavia, migliora progressivamente e le successive scene d'azione sono maggiormente convincenti, con esplosioni e inseguimenti ad alta velocità.
Tra gli elementi che lasciano insoddisfatti c'è invece la voce narrante dell'investigatore che risulta fin troppo monocorde e priva di senso dell'umorismo, rendendo la performance di Jay Hernandez meno brillante di quanto risulterebbe se si evitasse una narrazione così invasiva.
A favore dello show c'è invece l'ottimo feeling creato da Stephen Hill e Zachary Knighton che permette di rendere la visione più scorrevole e piacevole, mentre i cambiamenti effettuati su Higgins, piuttosto che dare il giusto spazio alle donne, riduce la presenza femminile a schemi e stereotipi già visti innumerevoli volte in tv considerando inoltre l'evidente tentativo di creare una tensione di tipo sentimentale con il protagonista, pur cercando di rendere il personaggio indipendente e determinato.

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I legami con la serie originale e Hawaii Five-0

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Gli sceneggiatori hanno evidentemente cercato di rendere omaggio alla serie tv originale, come diventa chiaro assistendo anche ai titoli di testa in stile "vintage", tuttavia questo mix di passato e presente non funziona, almeno all'esordio, come ci si potrebbe aspettare. La scelta di proporre dei riferimenti a Hawaii Five-0, altro titolo di successo del network, penalizza poi la prima puntata che fatica più del dovuto a trovare la propria identità, rendendo quasi Magnum P.I. uno spinoff dei casi ambientati nella stessa location.
L'episodio I Saw The Sun Rise non trova nemmeno il modo di coinvolgere emotivamente gli spettatori, nonostante la storia legata all'esperienza militare dei personaggi abbia dei risvolti drammatici e potenzialmente interessanti per il futuro dello show.
La regia di Justin Lin, in passato così efficace nell'introdurre il pubblico televisivo in nuovi mondi creati per il piccolo schermo, in questo caso appare meno attenta, forse in parte a causa di un budget limitato evidente nei passaggi che richiederebbero un investimento più sostanzioso per rendere realistiche situazioni e misteri.

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Un procedural poco originale

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I creatori del progetto Eric Guggenheim e Peter M. Lenkov hanno senza alcun dubbio provato a costruire una struttura che si sostenga a lungo, trovando degli elementi da sviluppare mentre si affronta ogni settimana un'indagine diversa, tuttavia gli eventi proposti nei primi episodi non appaiono originali nell'approccio o nello svolgimento, tra traffici illeciti nascosti dietro il semplice commercio di pesci a tentativi di scoprire l'identità di persone i cui tratti fisici sono stati modificati dalla chirurgia.
All'interno di un panorama televisivo ormai ricco da anni di progetti simili e medical drama con pazienti dalle storie al limite del surreale, Magnum P.I. si propone come una semplice aggiunta per chi ama il genere, limitandosi a offrire nuovi personaggi e tanta azione, a bordo di lussuose Ferrari o di velivoli di ogni tipo.
La nuova versione della serie cult appare, almeno al suo esordio, poco brillante e costruita usando un mix di elementi provenienti dagli altri show del network americano che ne ha commissionato la produzione. Non bastano i meravigliosi paesaggi, gli scontri e gli inseguimenti di ogni tipo per mantenere alta l'attenzione degli spettatori, anche quelli che non ricordano con affetto l'interpretazione di Tom Selleck, diventata davvero iconica e memorabile nel corso degli anni.

Recensione Magnum P.I.: il ritorno...
Beatrice Pagan
Redattore
2.5 2.5
Cinecittà World
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